DSA logopedia

Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, noi stessi diventiamo qualcosa di nuovo.

Leo Buscaglia, 1982

Disturbi Specifici di Apprendimento

La lingua scritta deriva da quella orale, anche se entrambe presentano caratteristiche peculiari. Tra queste, una delle più importanti consiste nel fatto che il linguaggio scritto viene appreso, mentre quello orale viene acquisito.

Il bambino, infatti, impara a parlare perché vive in un mondo sonoro e uditivo-verbale da cui assimila il linguaggio secondo le proprie attitudini e gli apporti esterni. Il linguaggio orale, inoltre, si sviluppa in un ambito spazio-temporale, mediante ritorni di segmenti sonori e di significato, nonché ridondanza melodica, mimica, gestuale e di intonazione: gli uni e gli altri elementi contribuiscono a facilitare la comunicazione e quindi la comprensione e l’apprendimento del linguaggio.

La lingua scritta, invece, è una forma di comunicazione che si propone al bambino su un piano distinto e in una fase successiva a quella orale. Essa non dipende da situazioni concrete e attuali, né utilizza i mezzi extra-linguistici citati. È un sistema convenzionale di comunicazione che usa forme scritte (grafemi), rappresentative dei suoni verbali e che, nell’apprendimento, mette in gioco aspetti figurativi, spaziali e di operatività manuale. Il linguaggio scritto, a differenza del linguaggio orale, impone l’apprendimento. Inoltre, l’area di percezione grafica è sottoposta a regole di direzione, di seriazione e di distribuzione in uno spazio circoscritto. I grafemi sono segni arbitrari, che simbolizzano i suoni della parola. Tuttavia, le più frequenti difficoltà, sia nella lettura sia nella scrittura hanno origine nella mancata corrispondenza biunivoca tra il sistema verbale e quello grafico. Lo stesso fonema, infatti, può avere più espressioni grafiche e, inversamente, la stessa forma grafica può rinviare a fonemi diversi.

La categoria di disturbi specifici di apprendimento o learning disabilities è da distinguere dalla categoria più ampia e generica di difficoltà di apprendimento [Cornoldi, 2006]. È opportuno chiarire la differenza che esiste fra il termine difficoltà di apprendimento che si riferisce a qualsiasi difficoltà incontrata da uno studente durante la sua carriera scolastica, rispetto al termine Disturbo Specifico di Apprendimento, che descrive la presenza di un vero e proprio deficit nel processo di apprendimento.

La categoria dei Disturbi Specifici di Apprendimento viene convenzionalmente identificata con l’acronimo DSA. I Disturbi dell’Apprendimento comprendono il Disturbo della Lettura, il Disturbo dell’Espressione Scritta, il Disturbo del Calcolo e il Disturbo dell’Apprendimento Non Altrimenti Specificato.

I Disturbi dell’Apprendimento vengono diagnosticati quando i risultati ottenuti dal soggetto in test standardizzati, somministrati individualmente, su lettura, espressione scritta e calcolo risultano significativamente al di sotto di quanto previsto in base all’età, all’istruzione ed al livello di intelligenza. I problemi di apprendimento interferiscono in modo significativo con i risultati scolastici o con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di lettura, di scrittura o calcolo.

Di solito viene definito sostanzialmente inferiore un divario di più di 2 deviazioni standard tra i risultati ed il QI. Se è presente un deficit sensoriale, le difficoltà di apprendimento devono andare al di là di quelle di solito associate al deficit.

I Disturbi dell’Apprendimento possono persistere nell’età adulta.

Ad oggi si stima che, tra la terza e la quinta classe primaria e la terza classe della secondaria di primo grado, la prevalenza dei DSA vari dal 3% al 4% [Consensus Conference 2006-2007].

Numerose ricerche condotte su bambini con DSA hanno permesso di rilevare la frequente presenza di disturbi associati, quali alterazioni del linguaggio, disordini della lateralizzazione, difficoltà nell’orientamento temporo-spaziale, disturbi emotivi. Le alterazioni del linguaggio sono molto frequenti: esse, infatti, sono state riscontrate in percentuali variabili dal 30% al 70% dei casi. Comprendono forme molto diverse, che vanno dal Ritardo Semplice del Linguaggio ai Disturbi Specifici del Linguaggio [Militerni, 2009].

La caratteristica fondamentale del Disturbo della Lettura è data dal fatto che il livello di capacità di leggere raggiunto (cioè accuratezza, velocità o comprensione della lettura misurate da test standardizzati, somministrati individualmente) si situa sostanzialmente al di sotto di quanto ci si aspetterebbe data l’età cronologica del soggetto, la valutazione psicometrica dell’intelligenza e un’istruzione adeguata all’età.

Nei soggetti con Disturbo della Lettura (che è stato anche definito “dislessia”), la lettura orale è caratterizzata da distorsioni, sostituzioni o omissioni; sia la lettura orale sia la lettura  a mente sono caratterizzate da lentezza ed errori di comprensione.

Il Disturbo della Lettura è diagnosticato a partire dalla fine della seconda classe della scuola primaria. In particolare quando il Disturbo della Lettura è associato con un QI alto, il bambino può avere un buon funzionamento a livello della classe o quasi nelle prime classi e il Disturbo della Lettura può non essere pienamente evidente fino alla quarta elementare o oltre. Con la diagnosi e l’intervento precoce, la prognosi è buona in una percentuale significativa di casi.

La caratteristica fondamentale del Disturbo dell’Espressione Scritta è una capacità di scrittura che si situa sostanzialmente al di sotto di quanto previsto in base all’età cronologica del soggetto, alla valutazione psicometrica dell’intelligenza e a un’istruzione adeguata all’età.

Esiste in genere un insieme di difficoltà nella capacità del soggetto di comporre testi scritti, evidenziata da errori grammaticali o di punteggiatura nelle frasi, scadente organizzazione in capoversi, errori multipli di compitazione e calligrafia deficitaria. Questa diagnosi non viene di solito fatta se vi sono solo errori di compitazione o calligrafia deficitaria in assenza di altre compromissioni dell’espressione scritta.

Il Disturbo dell’Espressione Scritta è diagnosticato a partire dalla fine della seconda classe della scuola primaria.

La caratteristica principale del Disturbo del Calcolo è una capacità di calcolo e di ragionamento matematico che si situa sostanzialmente al di sotto di quanto previsto in base all’età cronologica del soggetto, alla valutazione psicometrica dell’intelligenza e ad un’istruzione adeguata all’età.

Nel Disturbo del Calcolo possono essere compromesse diverse capacità, incluse le capacità “linguistiche” (per esempio, comprendere o nominare i termini, le operazioni, i concetti matematici e decodificare problemi scritti in simboli matematici), capacità “percettive” (per esempio, riconoscere o leggere simboli numerici o segni aritmetici e raggruppare oggetti in gruppi), capacità “attentive” (per esempio, copiare correttamente numeri o figure, ricordarsi di aggiungere il riporto e rispettare i segni operazionali) e capacità “matematiche” (per esempio, seguire sequenze di passaggi matematici, contare oggetti e imparare le tabelline).

Il Disturbo del Calcolo è diagnosticato a partire dalla fine della terza classe della scuola primaria.

Questa categoria include i disturbi dell’apprendimento che non soddisfano i criteri per alcun Disturbo di Apprendimento Specifico. Questa categoria può includere problemi in tutte le tre aree (lettura, espressione scritta e calcolo) che insieme interferiscono in modo significativo nell’apprendimento scolastico, anche se la prestazione ai test che valutano ciascuna singola capacità non è sostanzialmente al di sotto di quanto previsto in base all’età cronologica del soggetto, alla valutazione psicometrica dell’intelligenza e a un’istruzione adeguata all’età.

A livello di normative nazionali e regionali, l’attenzione in questi ultimi anni si è focalizzata sulla possibilità di affrontare precocemente i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), come dimostra l’evoluzione normativa in materia (Legge 8 ottobre 2010, n.170, Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento allegate al Decreto Ministeriale 12 luglio 2011 e, per quanto interessa la, la Legge Regione Veneto 4 marzo 2010, n. 16).

Individuare precocemente i bambini “a rischio d’insuccesso scolastico” permette di approfondire eventuali problemi attraverso procedure diagnostiche specifiche presso i servizi socio-sanitari e di impostare tempestivamente un percorso terapeutico mirato.

È necessario che gli insegnanti siano informati sui meccanismi che entrano in gioco nei processi di apprendimento e siano aiutati ad individuarli correttamente attraverso strumenti idonei.

Gli screening vanno considerati come una forma di sussidio destinato ad affiancare proficuamente il lavoro degli insegnanti, ad orientarli nella programmazione didattica individualizzata e a dare alle loro rilevazioni e valutazioni intuitive una base maggiormente oggettiva e affidabile.

Diventa perciò importante che tutti gli insegnanti siano sensibilizzati, che la scuola risponda con professionalità e responsabilità ai bisogni dei bambini in difficoltà e che in questo sia affiancata da personale competente.

Scritto da Dott.ssa Elena Ferino in collaborazione con Dott.ssa Roberta Perosa

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