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Lo sviluppo linguistico

Il tratto vocale di un neonato è simile a quello di un primate adulto non umano, la laringe è molto più in alto rispetto alla posizione che occupa nell’adulto, la lingua è molto grande rispetto alla cavità orale ed è quindi dotata di una motilità limitata, il canale orofaringeo è tale per cui l’epiglottide e la velofaringe sono molto vicine, per cui il neonato ha poca possibilità di espirazione se non con la bocca aperta.

Per poter produrre tutti i suoni necessari a comporre le parole, è necessario controllare e coordinare i movimenti di laringe, glottide, palato molle, mandibola, labbra e lingua.

La pronuncia di una semplice frase implica la messa in moto e la coordinazione di più di cento muscoli.

Inoltre, il ciclo respiratorio deve essere combinato e sincronizzato con l’attività delle corde vocali. Lo sviluppo di tale apparato è comunque abbastanza veloce, a 3 mesi il palato si abbassa, la lingua si allunga e la sua motilità si rafforza. A 5 mesi il controllo del ritmo respiratorio e della fonazione è già abbastanza buono. A un mese di vita si osserva infatti nel neonato la produzione da 87 a 50 respiri per minuto, mentre a un anno, il controllo della tecnica respiratoria permette un ciclo di circa 19 respiri per minuto, un valore molto simile a quello osservato negli adulti.

Allo sviluppo anatomico e funzionale dell’apparato fonoarticolatorio si accompagnano dei cambiamenti nel tipo di suoni che il bambino è in grado di produrre, che possano essere evidenziati nella sequenza di stadi da Stark et al. (1993).

Stadio 1: suoni di tipo riflesso (0-2 mesi)

In questo periodo i bambini producono quasi esclusivamente suoni legati a condizioni fisiologiche di disagio, come il pianto, o associati con l’assunzione di nutrimento, come i suoni vegetativi (colpi di tosse, singulti, …). I suoni di pianto sono prodotti con la bocca aperta e quindi sono prevalentemente regressivi e sonori, cioè simili alle vocali.

Stadio 2: suoni di benessere e risate (2-4 mesi)

Quello che caratterizza questo tipo di suoni, oltre alle caratteristiche fonetiche che dimostrano un controllo volontario dell’apparato fonatorio, è il contesto in cui vengono prodotti: appaiono infatti in situazioni di benessere spesso durante un contatto fisico o visivo con la madre. All’inizio sono prodotti come segmenti isolati, ma ben presto si sviluppano in serie più lunghe, separate da brevi pause di interruzione della fonazione dovute al restringimento della glottide.

Stadio 3: gioco vocale (4-7 mesi)

In questo periodo il maggiore controllo acquisito dai bambini sulla laringe e i meccanismi articolatori lo portano a produrre una varietà di suoni, prevalentemente vocalici, con variazioni di intonazione e di intensità tali da dare all’ascoltatore l’impressione che il bambino stia appunto “giocando” con il proprio apparato fonatorio, esplorandone tutte le possibilità. In questo periodo possono essere prodotte le prime consonanti, dando luogo a ciò che Oller definisce come “lallazione marginale” (Oller, 1980).

Stadio 4: lallazione canonica e reduplicata (7-12 mesi)

Questa fase può essere considerata il livello più avanzato raggiunto dal bambino nel periodo prelinguistico; secondo alcuni autori, anzi, questa fase segna l’inizio della produzione linguistica vera e propria, almeno dal punto di vista fonetico. I bambini, infatti, sono ora in grado di produrre sillabe che hanno le stesse caratteristiche di quelle presenti nelle lingue naturali. L’unità costituita dalla sillaba ha una grande importanza a livello di percezione del linguaggio: è all’interno delle sequenze di sillabe che sono percepite le regolarità fonotattiche ed è la sillaba che veicola la maggior parte delle informazioni prosodiche. Ora i bambini sono in grado di riprodurre essi stessi ciò che hanno avuto modo di analizzare percettivamente nei mesi precedenti.

 

Tratto da “Lo sviluppo linguistico” di Laura D’Odorico (Editori Laterza, 2005)

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