Afasia logopedia

La parola è un bel dono,
ma non rende la ricchezza
del nostro interno;
è un riflesso smorto
e tiepidissimo del sentimento,
e sta alla sensazione
come un sole dipinto
sta al sole della natura.

Carlo Bini, 1833

Afasia

L’afasia è una perdita parziale o totale di una o più abilità comunicativo-linguistiche.

Può essere causata da:

  • ictus;
  • traumi cranici;
  • tumori.

La persona afasica può:

  • fare fatica a capire ciò che sente;
  • far fatica a dire ciò che desidera;
  • avere difficoltà nella lettura, nella scrittura e nel calcolo.

Queste difficoltà possono riguardare uno o più degli aspetti sopra citati e possono presentarsi con caratteristiche diverse in ogni paziente.

La persona afasica può:

  • avere chiaro cosa dire, ma non sapere come dirlo;
  • utilizzare parole incomprensibili, tanto che sembra parlare un’altra lingua;
  • avere difficoltà nel comprendere il significato di quanto ascoltato;
  • avere difficoltà nel comprendere frasi lunghe e non legate al contesto situazionale vigente nel momento in cui avviene la comunicazione;
  • non rendersi conto di dire cose per il suo interlocutore incomprensibili;
  • avere difficoltà nell’eloquio (produzione verbale orale), ma non averle nel comprendere il significato delle parole e delle frasi che gli vengono rivolte;
  • avere difficoltà nella lettura, nella scrittura e nel calcolo.

Le persone afasiche possono aver perso totalmente o parzialmente la facoltà del linguaggio; per loro quindi è difficile comprendere ciò che dicono gli altri e/o farsi capire.

Spesso l’afasia si può associare a:

  • paralisi della metà destra del corpo;
  • mancata consapevolezza della metà destra del corpo (emisomatoagnosia);
  • riduzione della sensibilità della metà destra del corpo;
  • alterazione dell’attenzione;
  • alterazione della memoria;
  • mancata consapevolezza del disturbo (anosognosia);
  • disorientamento spaziale e temporale;
  • difficoltà nella programmazione dei movimenti (aprassia);
  • depressione ed isolamento;
  • apatia.

L’intervento volto alla persona afasica è quello logopedico. La logopedista, infatti, si occupa della valutazione delle competenze e dei deficit comunicativo-linguistici e della terapia volta a perseguire i seguenti obiettivi:

  • incrementare le abilità comunicativo-linguistiche della persona afasica;
  • educare i familiari all’uso di strategie comunicative utili per adattare il proprio stile comunicativo a quello del loro caro.

L’insorgere dell’afasia cambia la vita, non solo alla persona stessa, bensì anche alla sua rete familiare e sociale.

L’esperienza rappresenta una perdita sia per la persona afasica che per la sua famiglia: tutti si trovano improvvisamente a dover assumere nuovi ruoli e a doversi adattare ad uno stile di vita diverso.

  • Trattare il proprio caro come un interlocutore paritario e non subordinato;
  • valorizzare il silenzio e le pause;
  • rendere il paziente afasico partecipe delle conversazioni in famiglia e con gli amici;
  • non sostituirsi alla persona, bensì lasciargli i suoi tempi e valorizzare i suoi successi comunicativi;
  • l’interlocutore è una risorsa: la persona afasica ha bisogno di un interlocutore interessato a scoprire il significato del suo messaggio al di là della forma e del significato letterale;
  • il successo invoglia a riprovare: più la persona sperimenta la possibilità di comunicare con i propri cari, più tenderà a proporsi e ciò si ripercuoterà sulle sue capacità comunicativo- linguistiche, che andranno mano a mano rafforzandosi;
  • il silenzio è un importante alleato: capire qualcuno significa anche capire il suo silenzio. Richiede tempo, empatia e attenzione, oltre che conoscenze sul quadro clinico del proprio familiare;
  • saper aspettare, difficile ma fondamentale: adattarsi allo stile comunicativo del proprio caro significa “prendersi del tempo” per comunicare;
  • parlare adagio senza scandire le parole e/o alzare il tono di voce.

Spesso usare il canale verbale può risultare difficile. Molti pazienti afasici scelgono allora di usare un canale non verbale, riuscendo così a comunicare efficacemente. In questo caso è bene accettare il canale che è stato scelto, senza pretendere che venga usato quello verbale. Costringere la persona a ripetere non migliora la comunicazione e provoca inutili frustrazioni.

Spesso le parole desiderate non si trovano: insistere non serve!

Molto frequentemente la persona, non trovando la parola desiderata, focalizza la propria attenzione sulla ricerca dell’etichetta verbale corretta, ma più si sofferma su di essa, più è difficile recuperarla. Meglio provare a spiegarsi in un altro modo. Es: attraverso il ricorso alla comunicazione non verbale o alla scrittura.

Tutto serve a comunicare!

Tutto ciò che può essere utilizzato in supporto alla comunicazione verbale costituisce un importante aiuto per la comunicazione con la persona afasica. Oltre al contatto oculare, possono essere d’aiuto l’intonazione, la mimica, la postura del corpo, la scrittura e il disegno.

La comunicazione è ricca di possibilità!

Scritto da Dott.ssa Elena Ferino in collaborazione con Dott.ssa Roberta Perosa

Lo Studio Logopedia Eulalia di Padova offre il trattamento di questo servizio