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Pragmatica della comunicazione umana

Ogni parte di un sistema è in rapporto tale con le parti che lo costituiscono che qualunque cambiamento in una parte causa un cambio in tutte le parte e in tutto il sistema. Vale a dire, un sistema non si comporta come un semplice composto di elementi indipendenti, ma coerentemente come un tutto inscindibile.

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Forse è una caratteristica che appare più evidente se si considera quello che è il suo polo opposto, la “sommatività”; se le variazioni in una parte non influenzano le altre parti o il tutto, è allora chiaro che le parti non dipendono l’una dall’altra e costituiscono invece un “agglomerato” che non ha una complessità maggiore di quella che risulta dalla somma dei suoi elementi.

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La sommatività e la totalità si trovano dunque ai due poli di un continuum ipotetico e si può affermare che un qualche grado di totalità caratterizza sempre i sistemi.

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La non-sommatività in quanto corollario della nozione di totalità ci offre una guida negativa per definire un sistema. Un sistema non può essere fatto coincidere con la somma delle sue parti; infatti, l’analisi formale di segmenti isolati artificialmente distruggerebbe l’oggetto stesso dell’interesse.

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È necessario trascurare le parti per la Gestalt e fare attenzione a ciò che ne sostanzia la complessità, che è l’organizzazione. Il concetto psicologico di Gestalt è soltanto un modo per esprimere il principio di non-sommatività; in altri campi si nutre un grande interesse per la “qualità emergente” che scaturisce dall’interrelazione di due o più elementi.

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L’esempio più ovvio lo troviamo in chimica dove alcuni elementi (relativamente pochi tra quelli noti) si combinano in una varietà immensa di sostanze nuove e complesse.

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Un altro esempio sono i cosiddetti Moirè patterns – fenomeni ottici ottenuti sovrapponendo due o più reticoli.

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In entrambi i casi, il risultato è di una complessità che non si potrebbe mai spiegare in base agli elementi separatamente considerati.

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È inoltre un fatto di grande interesse che il minimo cambiamento nella relazione tra le parti costituenti si trovi spesso esaltato nella qualità emergente – una sostanza diversa nel caso della chimica, una configurazione assai diversa nei Moirè patterns. In fisiologia, la patologia cellulare virchowiana è sotto questo aspetto in netto contrasto con certi metodi moderni come quelli di Weiss (162); in psicologia, il principio classico di associazione è senza dubbio in contrasto con la teoria della Gestalt; analogamente, ci siamo proposti di studiare l’interazione umana applicando la teoria della comunicazione, contrapponendoci a quei metodi che considerano l’individuo isolatamente.

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Quando si considera l’interazione come la conseguenza di certe “proprietà” individuali (ruolo, valori, aspettazione e motivazioni) il composto – due o più individui che interagiscono – è una pura somma, un”agglomerato”che si può spezzare in unità più fondamentali (individuali).

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Per contro, quel che consegue dal primo assioma della comunicazione – secondo cui ogni comportamento è comunicazione e quindi non si può non comunicare – è che le sequenze di comunicazione sono reciprocamente inscindibili; in breve, che l’interazione è non-sommativa.

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Tratto da “Pragmatica della comunicazione umana” di Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D. Jackson (1967, W.W. Norton & Co., New York; 1971, Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma)

Chiacchierando con amici…

Per far sopravvivere la loro complessa organizzazione, le api hanno sviluppato un sistema di comunicazione assai raffinato, attraverso la danza e l’emissione di sostanze odorose. Ciascuna ape vive in interdipendenza con le altre api: un’ape separata dal gruppo per più di 2-3 giorni è destinata a morire. All’interno della colonia ogni ape ricopre un ruolo e svolge delle funzioni ben precise, tutte finalizzate al benessere e alla salvaguardia della comunità, anche al costo di perdere la propria vita.