Balbuzie logopedia

Chi balbetta
fatica a generare
sia la parole che il silenzio

J. Marvaud, data sconosciuta

Balbuzie

“La balbuzie è un disordine del ritmo della parola, nel quale la persona sa con precisione ciò che vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un suono, che hanno carattere di involontarietà” (O.M.S., 1997).

La balbuzie è uno dei più complessi disturbi del linguaggio, non è un fenomeno unico, ma bensì determinato a diversi livelli da fattori sia fisiologici che psicologici, sia genetici che derivanti da variabili ambientali. Tutte queste concause possono giocare un ruolo importante nella balbuzie e può risultare estremamente difficile determinare a priori quale di queste sia quella prevalente.

La balbuzie esordisce tipicamente nell’infanzia, nella maggior parte dei casi entro i 3 anni. Questo è un periodo altamente critico per le abilità linguistiche, cognitive e motorie del bambino, poiché sono interessate da un rapido processo di maturazione e sviluppo.

La variabilità è una costante della balbuzie. La maggior parte dei balbuzienti è fluente su gran parte delle parole e la gravità varia da persona a persona e, all’interno della stessa persona, da situazione a situazione. Un bambino può avere una buona fluenza verbale in una determinata situazione ed incontrare notevoli difficoltà in altre.

La balbuzie evolutiva non va confusa con la disfluenza lieve e transitoria (da alcuni autori definita “fisiologica”) in cui il bambino produce disfluenze di tipo generalmente diverso dalla ripetizioni e dai prolungamenti di suoni e, quando ripete di solito una volta sola lo stesso elemento, lo fa senza blocco o tensione associata.

Il bambino, invece, che non ce la farà a superare il disturbo entro 12-18 mesi dalla comparsa, incomincerà a produrre disfluenze con durate sempre più irregolari e variabili, ripetendo più di due volte lo stesso elemento, con segni di tensione muscolare, spesso accompagnate da comportamenti di evitamento o fuga, dalla consapevolezza di difficoltà e da sentimenti di frustrazione.

In alcuni bambini la vera balbuzie può manifestarsi improvvisamente in forma anche grave sin dall’inizio della sua insorgenza. I bambini possono essere consapevoli di avere delle difficoltà di eloquio già all’età di tre anni.

I fattori di rischio di una cronicizzazione della balbuzie sono: genere (essere maschio piuttosto che femmina), anamnesi familiare che rilevi una presenza di balbuzie nei genitori o nei parenti, età d’insorgenza e tempo trascorso dall’esordio (più di 12 mesi), non presenza di remissione spontanea, disfluenze tipo balbuzie (ripetizioni, blocchi, prolungamenti), comportamenti secondari, ritardo nello sviluppo del linguaggio, ritardo fonologico, vissuto negativo.

Qualsiasi bambino che ha cominciato a balbettare ha diritto ad essere valutato e monitorato fino al suo recupero spontaneo o al successo della terapia.

È importante saper riconoscere i sintomi in tempo, poiché la ricerca ha stabilito che la prognosi è tanto migliore quanto è minore l’intervallo temporale che separa l’insorgenza della balbuzie dal primo intervento terapeutico (che può essere eseguito anche in età molto precoce, dai 3 anni di età), anche perché ad aspettare troppo si rischia che la balbuzie si consolidi a tal punto da diventare refrattaria a qualsiasi intervento terapeutico.

Secondo alcune teorie, i bambini che cronicizzeranno devono essere individuati e trattati il prima possibile, per ottenere una remissione che potrebbe essere completa e priva di ricadute.

Se pensate che il vostro bambino balbetti, cercate di effettuare una precoce valutazione e seguite il più possibile quanto vi verrà suggerito dallo specialista.

I genitori possono fare una prima analisi differenziale?

Certo, i genitori sono i primi che possono dare importanti informazioni riguardo alla fluenza del bambino.

Rispondendo a queste semplici 10 domande, è possibile fare una prima analisi differenziale.

Se un genitore risponde “sì” ad almeno 3 domande oltre alla n.° 1, questo suggerisce la possibilità che il bambino possa essere balbuziente e quindi più a rischio di cronicità del disturbo.

  • Balbetta da più di un anno senza remissione?
  • Ripete parti di parole piuttosto che intere parole o intere frasi?
  • Fa più di due ripetizioni? (Es. a-a-a-auto invece di a-a-auto)
  • Ci sono blocchi con tensione muscolare visibile e/o udibile?
  • Sembra frustrato o imbarazzato quando ha difficoltà con le parole?
  • Alza il tono di voce o chiude gli occhi o guarda da un lato o mostra tensioni nel viso quando balbetta?
  • Usa frequentemente parole come “cioè”, “ma”, “che”, o suoni “uh, beh” prima di iniziare una parola?
  • Qualche volta si blocca in modo così brusco che non riesce ad emettere suoni per più secondi quando sta cercando di parlare?
  • A volte associa all’evento disfluente comportamenti non verbali (es. battere il piede, chiudere gli occhi, …) al fine di aiutarsi nel far uscire la parola?
  • Rinuncia a parlare, delega altri a parlare al posto suo per paura di balbettare?

La terapia ha come obiettivi quelli di ridurre il numero delle disfluenze emesse (tecniche per costruire la fluenza e per modificare la balbuzie) e parallelamente di eliminare le condotte di evitamento e fuga e i comportamenti secondari associati all’incorrere del  momento disfluente.

Imparare con successo a far fronte alla balbuzie vuol dire trovare un’armonia tra l’essere abili nel modificare la propria fluenza e contemporaneamente le proprie attitudini sulla comunicazione.

Lo scopo della terapia è quello di aiutare il bambino a trovare un giusto equilibrio tra il sentirsi adeguato per quanto riguarda il parlare, la balbuzie, se stesso e il diventare abile nel capire e nell’usare le tecniche di modificazione della fluenza al fine di riuscire ad essere un efficace comunicatore.

La terapia della balbuzie è estremamente diversificata a seconda dell’età del bambino e può essere diretta (terapia con il bambino), indiretta (terapia con la famiglia) o mista (bambino e famiglia).

Scritto da Dott.ssa Elena Ferino in collaborazione con Dott.ssa Roberta Perosa

Lo Studio Logopedia Eulalia di Padova offre il trattamento di questo servizio