skip to Main Content
Una Capacità Da Sviluppare: L’EMPATIA

Una capacità da sviluppare: L’EMPATIA

Sintesi della Dott.ssa Elena Aminata Ferino dell’articolo del Dott. Daniele Quadrini, tratto da “IL FISIOTERAPISTA”, periodico di formazione e informazione per gli operatori della riabilitazione – 2015

 

Un concetto importante per il professionista sanitario nello svolgimento della propria attività come educatore e riabilitatore è quello di empatia.

L’empatia rappresenta un tassello nel più ampio mosaico che è il rapporto di cura; essa consiste in una relazione molto intima ed assoluta tra chi si prende cura e chi viene preso in cura.

Il termine di per sé indica il sentire dentro e il sentire con l’altro. Per chi si occupa di cura e di educazione del paziente, l’essere empatico è la capacità fondamentale di trasmettere all’altro la sensazione di essere capito, ascoltato e compreso da chi gli sta davanti; tutto questo facilita poi l’instaurarsi di un vero rapporto di cura, ovvero di cooperazione e collaborazione.

Borke descrive il decentramento cognitivo nell’immedesimarsi nell’altro come passaggio fondamentale per essere empatico. È importante capire lo stato momentaneo che attraversa la persona o il paziente, e poi riconsiderare meglio -dallo stesso punto di vista dell’altro- come affrontare il gravame della patologia e del vissuto che comporta. Tuttavia, la Society of General Internal Medicine definisce l’empatia clinica come “atto di riconoscere correttamente lo stato emotivo di un altro senza provare quello stato in se stessi”.

È fondamentale instaurare una comunicazione empatica curante-paziente al fine di raccogliere anche quelle informazioni che vanno ben oltre la malattia organica (desease) e che permettono di cogliere aspetti soggettivi (illness) e sociali (sickness). Bury sostiene che la malattia ha un carattere estremamente individuale, invece la sua esperienza prende inevitabilmente caratteristiche sociali in quanto gli individui interagiscono continuamente nel corso del tempo con l’ambiente sociale.

Nella presa in carico di una qualsiasi condizione clinica, al terapista che prende in carico il paziente non basta essere al corrente della sua malattia, di come è meglio riabilitarla; affinché si realizzi l’alleanza terapeutica, il riabilitatore dovrà capire chi ha davanti, cosa sta provando e con quali difficoltà. Esistono circostanze in cui le persone che affrontano la patologia come un evento che sta inevitabilmente condizionando la propria esistenza. Se il terapista si relaziona con loro con eccessivo distacco, il soggetto difficilmente sarà disponibile a creare un rapporto di alleanza ed altrettanto difficilmente aderirà ad indicazioni terapeutiche, esercizi, autogestione, e tutto quanto indispensabile al migliore recupero possibile in salute. È utile indagare in modo empatico sullo stato della singola persona, far capire che si è consapevoli di quello che sta “sentendo” e che, quindi, ci si impegnerà il massimo possibile nella circostanza.

Nell’apprestarsi ad edificare un rapporto empatico, bisogna ricordare il ruolo ricoperto dalla comunicazione non verbale. Durante la raccolta anamnestica è buona prassi che il clinico raccolga tutte le informazioni importanti per la salute del paziente, avendo una chiara percezione di quello che il paziente sta trasmettendo e, quindi, sentendo. Tutto questo non deve essere un esercizio di stile o fine a se stesso, ma permettere al clinico di comprendere le esigenze, le richieste di aiuto del singolo paziente (o nucleo familiare) e gli stati emotivi che generano dalla malattia nel rapporto con il curante e nell’autogestione. Si sente, si apprende, si migliora l’intero processo di cura.

L’osservazione empatica di risposte paraverbali e non verbali può aiutare il clinico a cogliere ciò che il paziente esprime del suo sentire. La percezione da parte dell’assistito sulla sintonia empatica del curante accresce la compliance, da cui deriva l’adesione alle terapie proposte e l’efficacia delle stesse.

Oltre ad assumere un approccio razionale e di ragionamento clinico, il terapeuta adotta un atteggiamento empatico volto a cogliere le sfumature nel comportamento del paziente e che migliora il rapporto di cura e l’efficacia terapeutica.

Back To Top