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Dare Voce Al Dolore

Dare voce al dolore

Va promossa una logopedia all’avanguardia, sempre più interconnessa a discipline umanistiche e artistiche; si lavora nell’onda della piena responsabilità professionale, in uno stato di spensieratezza da vivere in prima persona come terapeute e fondamentalmente da trasmettere alle persone di cui ci prendiamo cura.

La voce è riflesso vibrante dell’anima, con i nostri atti terapeutici vogliamo dare colore a questa modalità comunicativa dell’essere umano.

Caso clinico: Paziente adulto con coma post trauma cranio-encefalico e pregressa tracheostomia; all’esame obiettivo si evidenzia ipomotilità cordale bilaterale e spazio di vibrazione conservato ma lievemente ridotto. La voce si caratterizza come velata e la persona sceglie come identificativo della sua qualità vocale il colore ROSSO, per antonomasia tonalità che rimanda ad una situazione allarmante, a qualcosa che brucia, duole o sanguina.

Anziché insistere con esercizi meccanici sterili e alla lunga che portano più danno che beneficio, accedi al vissuto doloroso attraverso strade diverse dalle parole; cerebralmente l’emisfero sinistro è sede della razionalità, quello destro delle emozioni.

Ascoltare la persona, offrile il tempo per esprimersi sui suoi traumi con un codice comunicativo alternativo che potrebbe essere un dipinto, alla ricerca di una motivazione che dia un nuovo impulso alle aree motorie specifiche e che consenta l’emissione di una voce nuova, non più traumatizzata.

Suggerimenti pratici: Chiedere alla persona: “Le piace dipingere? Usi i colori e l’elemento acqua a seconda di come si immagina l’impatto dell’incidente e del coma che ha attraversato e da cui -grazie a Dio- è uscito”. Mettere a disposizione un cartoncino ruvido e le tempere (più comodi ancora i pastelli acquarellabili).

 

 

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