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Troppi Stimoli, Giovani Esplosivi

Troppi stimoli, giovani esplosivi

Stralcio dell’intervista del giornale ItaliaOggi del 31 marzo 2026 al neurologo e psicoterapeuta Pierluigi Brustenghi in seguito all’episodio di violenza operata dal tredicenne ai danni di un’insegnante in una scuola media del Bergamasco.

 

In Italia è aumentata la violenza?

Sono aumentate le problematiche psichiatriche che si manifestano con aggressività, isolamento e comportamenti autodistruttivi. Crescono fenomeni come gli hikikomori, che sono stimati in almeno 200 mila casi, il dato è in aumento; questo si riflette anche sui ritardi cognitivi che vengono rilevati dalle indagini internazionali OCSE-PISA e la depressione dal 2021 è in aumento, in particolare tra le donne (+145%) e i giovani (+250%).

L’aumento del tempo online incide su queste dinamiche?

Molto. la media è di circa 6 ore al giorno, con punte anche più alte. Il digitale cambia gli schemi relazionali: riduce l’empatia e impoverisce la qualità delle interazioni. E riguarda anche gli adulti, spesso più connessi che realmente presenti.

I disturbi del comportamento negli adolescenti sono in aumento?

Disturbi del comportamento precoci richiamano l’attenzione sulla maturazione del cervello adolescente, un periodo caratterizzato da un profondo divario tra lo sviluppo del sistema limbico, sede delle emozioni e dell’impulsività, e la corteccia prefrontale, responsabile del controllo dei freni inibitori. Per le neuroscienze, questo squilibrio spiega come uno stimolo stressante possa scatenare risposte esplosive prima che la ragione riesca a mediarle. Intervenire significa promuovere percorsi che educhino i ragazzi a riconoscere e regolare i propri stati interni. Il cervello matura lentamente e la parte etica, situata nella corteccia prefrontale, matura a 32 anni.

Come si possono prevenire questi comportamenti?

Allenando l’empatia. Non è solo un valore morale, ma una competenza biologica: riconoscere e nominare le emozioni rafforza le connessioni neurali che regolano l’impulsività e il controllo.

Qual è la fase migliore per intervenire?

L’età evolutiva. Il cervello è in piena riorganizzazione delle connessioni neuronali, quello che chiamiamo Connettoma: ciò che si apprende in adolescenza struttura la mente adulta. L’intelligenza non è fissa, ma un processo che si costruisce nel tempo. Se non insegnamo ai ragazzi l’autocontrollo e la gestione del conflitto, lasciamo il loro sviluppo biologico privo della guida necessaria per navigare nelle tempeste emotive tipiche di questa età.

Che contributo può dare la scuola?

Può insegnare tecniche di de-escalation: riconoscere i segnali della rabbia, fermarsi e prendere distanza prima di reagire. Non bastano le regole, servono pratiche concrete e ripetute.

Un esempio?

Il role-planning: mettersi nei panni dell’altro in situazioni di conflitto simulato attiva i neuroni specchio, la base biologica dell’empatia. Questo esercizio rinforza fisicamente i circuiti neurali che permettono di prevedere le conseguenze delle proprie azioni sugli altri. Uno stress eccessivo blocca le funzioni razionali. Se l’ambiente scolastico è percepito come puramente punitivo, il cervello del tredicenne entra in modalità “attacco e fuga”. Trasformare l’errore in un momento di analisi condivisa riduce il cortisolo (l’ormone dello stress) e permette alla plasticità cerebrale di lavorare al meglio, favorendo l’apprendimento e la resilienza.

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