Gesti e parole
I bambini imparano a comunicare in tempi straordinariamente rapidi, prima con lo sguardo, le azioni, i gesti e poi, progressivamente, si appropriano di uno strumento ben più complesso e sofisticato che è il linguaggio, o meglio la lingua parlata nell’ambiente che li circonda.
Lo sviluppo della comunicazione e del linguaggio è caratterizzato da una serie di fasi che si succedono in un determinato ordine. È vero anche che ogni bambino è diverso dagli altri e in questo processo notevoli sono le variazioni individuali che riguardano non solo i tempi, ma anche i modi e le strategie di apprendimento.
Nel corso del primo anno di vita, si verificano condizioni di sviluppo indispensabili alla successiva acquisizione linguistica: il bambino esercita i suoi organi fonoarticolatori, sviluppa la capacità di usare i simboli, impara a comunicare intenzionalmente.
Le prime forme di comunicazione tra le figure di riferimento e il bambino, prima che quest’ultimo sia in grado di utilizzare le parole, si sviluppano durante momenti di cura ed accudimento con valore essenzialmente corporeo e concreto.
Nel primo anno di vita il bambino esprime le proprie emozioni e i propri bisogni attraverso comportamenti sia gestuali (sorrisi, smorfie, posture) sia vocali (diversi tipi di pianto, vocalizzazioni, suoni di lallazione).
Verso i 9 mesi di vita il bambino diviene consapevole delle proprie possibilità comunicative e degli effetti che i segnali gestuali e/o vocali da lui prodotti avranno sul suo interlocutore; da questo periodo in poi, il bambino mette in atto i comportamenti comunicativi in modo sempre più regolare e stabile fino a farli diventare segnali ritualizzati e convenzionali in una vera e propria comunicazione intenzionale.
Alla fine del primo anno di vita le intenzioni comunicative a livello gestuale e vocale che il bambino realizza sono la richiesta ritualizzata e la denominazione.
La denominazione è espressa attraverso gesti comunicativi intenzionali deittici quali il mostrare, il dare o l’indicare e, in tutti e tre i casi, può pronunciare vocalizzi o, più tardi, parole; per i gesti deittici il referente è dato interamente dal contesto in cui la comunicazione ha luogo.
A partire dai 12 mesi circa compaiono i gesti comunicativi intenzionali referenziali che nascono come imitazione di azioni in situazioni routinarie di gioco e abitudini (ciao, bravo, non c’è più, cuccù, buono, mangiare, bere, aprire, telefonare, ballare, …). I gesti di questo tipo sono originariamente prodotti in situazioni di routine con l’adulto e sono strettamente legati all’interazione con le persone che lo circondano; progressivamente si decontestualizzano fino ad arrivare ad essere usati anche in assenza dei contesti originari.
Come per i gesti anche per le parole è stato individuato un graduale processo di decontestualizzazione: da un uso legato a situazioni specifiche, ristrette e altamente ritualizzate (uso non referenziale) il bambino arriva a un uso simbolico e referenziale delle prime parole, ad esempio il bambino usa gesti o parole per anticipare o ricordare determinati schemi di azione (ciao utilizzato un attimo prima di giocare con il telefono o dopo che il papà è uscito di casa) o per categorizzare nuove persone, oggetti ed eventi (papà per nominare il padre anche in sua assenza o talvolta in riferimento ad altre figure maschili che vede per la prima volta).
Il processo di progressiva decontestualizzazione avviene anche per la comprensione, per cui si passa da una comprensione altamente ritualizzata, ovvero legata a un preciso contesto situazionale (“Fai ciao”, “Batti le manine”, “Come fa il cane?”) a un tipo di comprensione più decontestualizzata (“Porta il cubo alla nonna”, “Metti la palla dietro la porta”).
Tra la fine del primo anno e la fine del terzo anno di vita generalmente si manifestano acquisizioni quali la comprensione delle prime semplici frasi, la produzione di azioni e gesti di diverso tipo, lo sviluppo del repertorio lessicale ricettivo ed espressivo, l’emergere della grammatica e delle prime combinazioni di gesti e parole in frasi.
A Logopedia Eulalia i genitori apprendono quanto fondamentale risulti il ruolo dell’input nel processo di sviluppo linguistico.