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La Lallazione

La lallazione

Dai primi giorni di vita il neonato usa gli organi fonoarticolatori senza emettere veri e propri suoni, comunicando i suoi bisogni primari essenzialmente attraverso il pianto.

A tre mesi circa i suoni vengono prodotti con maggior varietà e diventano più simili a quelli linguistici. In questo periodo il bambino impara ad ascoltare: quando una persona gli parla, volta gli occhi o la testa e la guarda; la voce altrui rappresenta uno stimolo per le sue vocalizzazioni e si creano così dei “giochi” condivisi tra adulto e bambino, basati sui suoni.

Da questo momento il bambino inizia a controllare l’attività fonoarticolatoria ascoltando i suoni che egli stesso produce attraverso il feedback acustico. Questo meccanismo ha in primo luogo un importante valore motivazionale, per cui i bambini sembrano emettere i suoni per il piacere stesso di poterli riascoltare. Inoltre, è fondamentale per imitare i modelli intonazionali degli adulti e i particolari suoni della lingua parlata intorno a loro.

La lallazione (o babbling) è la produzione spontanea di suoni e sillabe nei lattanti a partire dai 4-6 mesi di età, caratterizzata dalla ripetizione cantilenante di consonanti e vocali (es. “ma-ma-ma”, “ba-ba-ba”). In latino lallatio significa proprio “canterellare”.

Quando la lallazione inizia si definisce “canonica“: il bimbo o la bimba ripete cantilenando sillabe con consonante e vocale.

Solitamente il bambino ripete in serie la stessa sillaba semplice, ad esempio unendo una consonante bilabiale (/m/, /p/, /b/) alla vocale /a/ (vocale detta “centrale” perché si pronuncia con la bocca in una posizione neutra e pertanto risulta la più facile da riprodurre).

In questa fase l’intonazione viene modulata per fare richieste o comandi, imitando la struttura di una vera conversazione.

Questa attività non ha ancora un vero e proprio significato referenziale (dire “ma-ma” non significa necessariamente chiamare la mamma), ma permette al bambino di coordinare lingua, labbra, mandibola e corde vocali in una sorta di allenamento motorio.

A differenza dei vagiti e dei vocalizzi dei primi mesi di vita, la sua struttura somiglia molto alle tanto desiderate paroline, tuttavia queste sillabe non veicolano un messaggio preciso. Ascoltiamo il bambino fare «mamama» mentre gioca con il suo pupazzetto, mentre guarda il cane scodinzolare, e in altre situazioni in cui la mamma non è coinvolta; è molto divertito dalla sensazione che questa nuova abilità suscita in lui e dalle reazioni di chi lo circonda, ma in realtà non sta ancora chiamando la sua mamma.

Gli studi dimostrano che i bambini lallano diversamente a seconda della lingua madre: verso i 6-7 mesi la notevole diminuzione nel numero e nella varietà dei suoni prodotti dal bambini indica che le sue vocalizzazioni cominciano a rispettare le restrizioni fonologiche della particolare lingua a cui è esposto.

A partire dai 9-10 mesi, le combinazioni sillabiche diventano più elaborate: si parla di lallazione variata. La varietà e la frequenza dei suoni prodotti durante la lallazione sono indicatori predittivi del futuro sviluppo del linguaggio.

Per incoraggiare il bambino a esplorare l’articolazione fonoarticolatoria, è utile:

Parlargli faccia a faccia scandendo bene le parole.

Essere attenti quando produce un suono e rispondere, lasciandogli il suo spazio per replicare.

Utilizzare canzoncine, filastrocche e il gioco del cucù

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