Il contatto, per sentirsi vicini
Gli esseri umani dipendono dal contatto per tutta a loro vita. Fin da quando nasciamo esso condiziona la formazione del sistema immunitario, quella delle nostre connessioni nervose e del nostro senso di protezione. Nel corso degli anni i bambini e i ragazzi si sentono consolati quando vengono abbracciati. Anche gli adulti conoscono gli effetti benefici di una mano che li accarezza o li tocca.
La gradevole prossimità di qualcun altro placa la tachicardia e riduce l’ipertensione. La ricerca del contatto è un passo verso la serenità.
Toccarsi è spesso il termine medio che avvicina le persone. Toccare per caso il braccio di una persona risveglia immediatamente la fiducia, e quanto più il contatto si estende tanto più stretta può diventare la relazione tra chi si tocca. Al contrario, un contatto evitato provoca un distanziamento reciproco, che chiarisce quanto questa esperienza sia radicata nelle profondità dell’esistenza individuale. Se vengo toccato riesco a vivere e sentire ciò che sto vivendo. Quando il contatto cessa, la vita mi sfugge e non la sento più. Il contatto è attenzione. Quando manca, l’anima e il corpo si inaridiscono e sfioriscono. Quanto meno un essere umano fa esperienza del contatto, tanto più si fa estraneo a se stesso, agli altri e al mondo intero. Si sente escluso senza sapere perché. Chi non viene più toccato da niente e da nessuno muore in solitudine prima che giunga la sua morte effettiva.
Quando invecchiamo è il contatto ad aiutarci. Ma soprattutto in questa fase della vita, quando il nostro bisogno aumenta, la disponibilità degli altri svanisce. La pelle non è più invitante come nei bambini. In età avanzata molti sembrano suscitare l’impressione di rifiutarlo, ma è solo perché nessuno glielo ha offerto. In verità è la nostra cultura, che legittima soltanto una carnagione profumata e immacolata, a rendere “intoccabili” gli anziani, come se il contatto con loro ci lasciasse infettati dalla morte. Ma il tatto resta la base della comunicazione, soprattutto quando altri sensi come la vista e l’udito si indeboliscono, proprio come all’inizio della nostra esistenza. Chi si trova in punto di morte non ha altra necessità che quella di una mano che tiene la sua o gli deterge il sudore della fronte.
Per chiarire il significato del contatto quando si è anziani, sarebbe importante per lo meno garantirsi una “cura fondamentale”, la quale finché è possibile dipende da se stessi e poi dagli altri. Ciò riguarda innanzitutto il contatto fisico, per esempio quello delle mani, quando si protrae un po’ più del solito, o l’abbraccio occasionale e non equivoco, il massaggio regolare o le terapie fisiche, il rapporto con gli animali domestici o anche il contatto con l’acqua quando ci si fa il bagno o si nuota, così come toccare materiali e oggetti di vario tipo.
La serenità del contatto non deriva solo dalla possibilità di toccare qualcosa, ma interessa ogni forma di sensazione che possiamo considerare gradevole. Guardare un bel viso, un’immagine o un paesaggio, ascoltare musica o farla, cantare da soli o in un coro, percepire un odore, gustare una pietanza o anche muoversi, sia che si tratti di una passeggiata o della pratica di uno sport, cogliere le cose con quel sentimento che deriva dallo stomaco e ci permette di esperirle in maniera più intensa. La sensibilità produce molto senso, e ogni esperienza fisica o sensibile presenta i suoi effetti anche sul piano psichico e spirituale.
Non è mai facile prendere l’iniziativa e avviare un contatto. Richiede, infatti, un uscire da se stessi senza poter capire in anticipo come l’altro reagirà. Il pedant del contatto attivo è il passivo essere toccati, che dipende dalla disponibilità a lasciare che il contatto stesso si verifichi. La compenetrazione reciproca di chi si tocca costituisce una magia particolare, per esempio negli abbracci, quando una pelle si adatta ad un’altra pelle ed entrambe si fondono almeno per un momento. Il contatto con l’altro si trasforma, così, in un essere toccato da sé, tale che, nel momento in cui lo tocco, ne vengo a mia volta toccato.
Un toccare ed essere toccati, libero e occasionale è quello reso possibile dalla danza. proprio per questo motivo, creare occasioni per ballare è uno dei compiti principali del lavoro da effettuare su chi è avanti con l’età. Senza dubbio non esiste soltanto una carenza di contatto, ma anche un contatto eccessivo che può perfino diventare una “tortura”, soprattutto quando trasforma l’attenzione in pressione. Trovare la giusta misura è un gesto costante di equilibrio che richiede un fiuto particolare.
Un significato analogo a quello del contatto fisico è assunto dal contatto psichico, dove sono in gioco i sentimenti che possono nascere già attraverso una simpatia e un’amabilità particolari. Il contatto psichico è sempre possibile quando non domina l’indifferenza. La serenità come libertà relativa dall’inquietudine non ha nulla a che fare con l’indifferenza o con l’assenza di sentimenti. Questi ultimi sono il nocciolo della vita, e se non ci fossero tutto risulterebbe insipido. I sentimenti sono la lingua dell’anima, che si esprime non soltanto in parole, ma anche attraverso gli sguardi, la mimica, la gestualità e gli atteggiamenti. Queste forme di espressione verbale e non verbale plasmano nel corso di tutta una vita l’atmosfera che regna tra le persone e permettono di definire la loro distanza e la loro prossimità.
I sentimenti che ne risultano non sono sempre quelli buoni, perché anche per loro vale la legge della polarità. per gli anziani i sentimenti negativi possono rappresentare un disastro, proprio come per chi è molto giovane e non riesce a superare l’agitazione che provocano o non è in grado di capirli. L’incapacità di sentire sfocia, poi, nella demenza o in altre degenerazioni esistenziali ben prima dell’ultimo respiro. Chi sta vicino a queste persone deve esserne consapevole.
La serenità riceve, inoltre, un grande contributo anche dal contatto spirituale. In ogni conversazione una persona viene toccata dai pensieri degli altri e può a sua volta toccarli con i suoi. Il contatto spirituale non avviene soltanto attraverso le parole, ma anche nel silenzio. Proprio nel silenzio è possibile che avvengano uno scambio e un contatto tra i pensieri, così come tra sogni, presentimenti e rappresentazioni fantastiche, visto che non è detto che si debba essere toccati soltanto da cose concrete e reali.
Una forma di contatto spirituale che avviene in silenzio è la lettura. Per molto tempo questa pratica è stata legata al contatto derivante dal tenere in mano un libro e dallo sfogliare le pagine, ma anche nel caso dei nuovi media sono possibili esperienze sensibili di vario tipo, come per esempio quella della scrittura sulla tastiera, o quella procurata dall’uso delle dita per segnare alcuni punti del testo, pulire lo schermo o sottolineare qualcosa. A questo bisogna aggiungere che la possibilità di ingrandire a proprio piacimento il carattere di un ebook trasforma un eterno problema in un sommo piacere.
Ma che cosa succede quando la vita dello spirito si indebolisce sempre di più e, nel corso del tempo, si dissolve completamente? L’unica cosa che si può accettare è che lo spirituale continui a vivere in un’altra maniera. C’è qualcuno che quando comincia a invecchiare, coglie lo spirito come un fluido dalla forza imprevedibile, indipendentemente dal tempo e dallo spazio e con una realtà tutta sua. Se non fosse così sarebbe impossibile che i pensieri di chi è morto riescano a sopravvivere. Seneca è morto? Le possibilità di un’apertura spirituale non sembrano essere subordinate alla nostra finitezza e questo rappresenta un motivo sufficiente per trovare una grande serenità. Già nel corso della vita, le relazioni amorose, o quelle tra amici, offrono le migliori possibilità in questo senso. Esse, infatti, rendono possibile simultaneamente un contatto spirituale, psichico e fisico. Prendersi a cuore relazioni del genere e affermarle di continuo costituisce un altro passo per raggiungere la serenità.
Capito 6 tratto da “Serenità, l’arte di saper invecchiare” di Wilhelm Schmid