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	<title>Logopedia Eulalia &#8211; Studio della Logopedista Elena Ferino di Padova</title>
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	<description>Logopedia Eulalia - Studio della Logopedista Elena Ferino di Padova</description>
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		<title>Troppi stimoli, giovani esplosivi</title>
		<link>https://www.logopedista-padova.it/troppi-stimoli-giovani-esplosivi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ElenaFerino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 08:01:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stralcio dell&#8217;intervista del giornale ItaliaOggi del 31 marzo 2026 al neurologo e psicoterapeuta Pierluigi Brustenghi in seguito all&#8217;episodio di violenza operata dal tredicenne ai danni di un&#8217;insegnante in una scuola media del Bergamasco. &#160; In Italia è aumentata la violenza?&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Stralcio dell&#8217;intervista del giornale ItaliaOggi del 31 marzo 2026 al neurologo e psicoterapeuta Pierluigi Brustenghi in seguito all&#8217;episodio di violenza operata dal tredicenne ai danni di un&#8217;insegnante in una scuola media del Bergamasco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In Italia è aumentata la violenza?</strong></p>
<p>Sono aumentate le problematiche psichiatriche che si manifestano con aggressività, isolamento e comportamenti autodistruttivi. Crescono fenomeni come gli hikikomori, che sono stimati in almeno 200 mila casi, il dato è in aumento; questo si riflette anche sui ritardi cognitivi che vengono rilevati dalle indagini internazionali OCSE-PISA e la depressione dal 2021 è in aumento, in particolare tra le donne (+145%) e i giovani (+250%).</p>
<p><strong>L&#8217;aumento del tempo online incide su queste dinamiche?</strong></p>
<p>Molto. la media è di circa 6 ore al giorno, con punte anche più alte. Il digitale cambia gli schemi relazionali: riduce l&#8217;empatia e impoverisce la qualità delle interazioni. E riguarda anche gli adulti, spesso più connessi che realmente presenti.</p>
<p><strong>I disturbi del comportamento negli adolescenti sono in aumento?</strong></p>
<p>Disturbi del comportamento precoci richiamano l&#8217;attenzione sulla maturazione del cervello adolescente, un periodo caratterizzato da un profondo divario tra lo sviluppo del sistema limbico, sede delle emozioni e dell&#8217;impulsività, e la corteccia prefrontale, responsabile del controllo dei freni inibitori. Per le neuroscienze, questo squilibrio spiega come uno stimolo stressante possa scatenare risposte esplosive prima che la ragione riesca a mediarle. Intervenire significa promuovere percorsi che educhino i ragazzi a riconoscere e regolare i propri stati interni. Il cervello matura lentamente e la parte etica, situata nella corteccia prefrontale, matura a 32 anni.</p>
<p><strong>Come si possono prevenire questi comportamenti?</strong></p>
<p>Allenando l&#8217;empatia. Non è solo un valore morale, ma una competenza biologica: riconoscere e nominare le emozioni rafforza le connessioni neurali che regolano l&#8217;impulsività e il controllo.</p>
<p><strong>Qual è la fase migliore per intervenire?</strong></p>
<p>L&#8217;età evolutiva. Il cervello è in piena riorganizzazione delle connessioni neuronali, quello che chiamiamo Connettoma: ciò che si apprende in adolescenza struttura la mente adulta. L&#8217;intelligenza non è fissa, ma un processo che si costruisce nel tempo. Se non insegnamo ai ragazzi l&#8217;autocontrollo e la gestione del conflitto, lasciamo il loro sviluppo biologico privo della guida necessaria per navigare nelle tempeste emotive tipiche di questa età.</p>
<p><strong>Che contributo può dare la scuola?</strong></p>
<p>Può insegnare tecniche di de-escalation: riconoscere i segnali della rabbia, fermarsi e prendere distanza prima di reagire. Non bastano le regole, servono pratiche concrete e ripetute.</p>
<p><strong>Un esempio?</strong></p>
<p>Il role-planning: mettersi nei panni dell&#8217;altro in situazioni di conflitto simulato attiva i neuroni specchio, la base biologica dell&#8217;empatia. Questo esercizio rinforza fisicamente i circuiti neurali che permettono di prevedere le conseguenze delle proprie azioni sugli altri. Uno stress eccessivo blocca le funzioni razionali. Se l&#8217;ambiente scolastico è percepito come puramente punitivo, il cervello del tredicenne entra in modalità &#8220;attacco e fuga&#8221;. Trasformare l&#8217;errore in un momento di analisi condivisa riduce il cortisolo (l&#8217;ormone dello stress) e permette alla plasticità cerebrale di lavorare al meglio, favorendo l&#8217;apprendimento e la resilienza.</p>
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		<title>Gioco simbolico</title>
		<link>https://www.logopedista-padova.it/gioco-simbolico-fino-ai-3-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ElenaFerino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 07:45:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il gioco simbolico, noto come il &#8220;gioco del far finta&#8221;, si realizza attraverso la capacità del bambino di usare la fantasia per rappresentare una realtà non presente. Tra i 18 mesi e i 7 anni, i bambini usano oggetti per&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il gioco simbolico, noto come il <strong>&#8220;gioco del far finta&#8221;</strong>, si realizza attraverso la capacità del bambino di <strong>usare la fantasia per rappresentare una realtà non presente</strong>.</p>
<p><a href="https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Bambini-e-linguaggio-logopedista-per-bambini-online-terapia-logopedica-online-scaled.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1547" src="https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Bambini-e-linguaggio-logopedista-per-bambini-online-terapia-logopedica-online-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Bambini-e-linguaggio-logopedista-per-bambini-online-terapia-logopedica-online-200x300.jpg 200w, https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Bambini-e-linguaggio-logopedista-per-bambini-online-terapia-logopedica-online-683x1024.jpg 683w, https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Bambini-e-linguaggio-logopedista-per-bambini-online-terapia-logopedica-online-768x1152.jpg 768w, https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Bambini-e-linguaggio-logopedista-per-bambini-online-terapia-logopedica-online-1024x1536.jpg 1024w, https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Bambini-e-linguaggio-logopedista-per-bambini-online-terapia-logopedica-online-1365x2048.jpg 1365w, https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Bambini-e-linguaggio-logopedista-per-bambini-online-terapia-logopedica-online-scaled.jpg 1707w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a></p>
<p>Tra i 18 mesi e i 7 anni, i bambini <strong>usano oggetti per simularne altri</strong> (es. una scarpa diventa un telefono) e <strong>imitano il mondo degli adulti</strong>.</p>
<p><a href="https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simbolico-brava-logopedista-online-terapia-logopedica-online-scaled.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1544" src="https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simbolico-brava-logopedista-online-terapia-logopedica-online-300x273.jpg" alt="" width="300" height="273" srcset="https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simbolico-brava-logopedista-online-terapia-logopedica-online-300x273.jpg 300w, https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simbolico-brava-logopedista-online-terapia-logopedica-online-1024x932.jpg 1024w, https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simbolico-brava-logopedista-online-terapia-logopedica-online-768x699.jpg 768w, https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simbolico-brava-logopedista-online-terapia-logopedica-online-1536x1397.jpg 1536w, https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simbolico-brava-logopedista-online-terapia-logopedica-online-2048x1863.jpg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Questa attività è fondamentale per lo sviluppo di capacità importanti del bambino a livello di:</p>
<p><strong>&#8211; Sviluppo cognitivo</strong>: stimola il pensiero astratto, la creatività e la capacità di risolvere problemi.<br />
<strong>&#8211; Elaborazione emotiva</strong>: permette di &#8220;mettere in scena&#8221; le proprie paure, di metabolizzare le esperienze (es. visita dal medico o dalla logopedista) e di esprimere stati d&#8217;animo.<br />
<strong>&#8211; Competenze sociali e linguistiche</strong>: attraverso il gioco di ruolo, i bambini arricchiscono il vocabolario, imparano a negoziare le regole e sviluppano l&#8217;empatia.</p>
<p><a href="https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simboli-Logopedia-Padova-logopedista-Padova-brava-logopedista-padova-scaled.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1545" src="https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simboli-Logopedia-Padova-logopedista-Padova-brava-logopedista-padova-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simboli-Logopedia-Padova-logopedista-Padova-brava-logopedista-padova-300x169.jpg 300w, https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simboli-Logopedia-Padova-logopedista-Padova-brava-logopedista-padova-1024x576.jpg 1024w, https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simboli-Logopedia-Padova-logopedista-Padova-brava-logopedista-padova-768x432.jpg 768w, https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simboli-Logopedia-Padova-logopedista-Padova-brava-logopedista-padova-1536x864.jpg 1536w, https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simboli-Logopedia-Padova-logopedista-Padova-brava-logopedista-padova-2048x1152.jpg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><strong>Le tappe evolutive nei primi tre anni di vita</strong></p>
<p>Dai 12 ai 18 mesi: il bambino compie <strong>azioni di finzione su se stesso</strong> (es. fa finta di dormire o di bere da una tazza vuota).</p>
<p>Dai 18 ai 24 mesi: usa <strong>un oggetto neutro per un altro</strong> (un bastoncino usato come una posata) ed <strong>estende le azioni agli altri</strong>, ad esempio dando da mangiare a un peluche o al genitore.</p>
<p>Dai 2 ai 3 anni: <strong>le sequenze di gioco diventano più complesse</strong> e collegate tra loro. Il bambino organizza veri e propri scenari, come fare la spesa o fingere di essere un dottore.</p>
<p>Dopo i 3 anni: il gioco simbolico si evolve in attività più complesse, caratterizzate da <strong>luoghi definiti, storie elaborate ed interazioni sociali con i coetanei</strong>. Il bambino non si limita più ad imitare singole azioni quotidiane, ma crea <strong>veri e propri copioni condivisi</strong>.</p>
<p><a href="https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simbolico-e-linguaggio-logopedista-Padova-brava-logopedista-online-risultati-assicurati-scaled.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1546" src="https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simbolico-e-linguaggio-logopedista-Padova-brava-logopedista-online-risultati-assicurati-169x300.jpg" alt="" width="169" height="300" srcset="https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simbolico-e-linguaggio-logopedista-Padova-brava-logopedista-online-risultati-assicurati-169x300.jpg 169w, https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simbolico-e-linguaggio-logopedista-Padova-brava-logopedista-online-risultati-assicurati-576x1024.jpg 576w, https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simbolico-e-linguaggio-logopedista-Padova-brava-logopedista-online-risultati-assicurati-768x1365.jpg 768w, https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simbolico-e-linguaggio-logopedista-Padova-brava-logopedista-online-risultati-assicurati-864x1536.jpg 864w, https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simbolico-e-linguaggio-logopedista-Padova-brava-logopedista-online-risultati-assicurati-1152x2048.jpg 1152w, https://www.logopedista-padova.it/wp-content/uploads/2026/07/Gioco-simbolico-e-linguaggio-logopedista-Padova-brava-logopedista-online-risultati-assicurati-scaled.jpg 1440w" sizes="(max-width: 169px) 100vw, 169px" /></a></p>
<p><span data-subtree="aimfl,mfl" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">Il </span><strong class="Yjhzub" data-sfc-root="ep" data-sfc-cb="" data-complete="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 700; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">gioco simbolico</strong> e lo <strong class="Yjhzub" data-sfc-root="ep" data-sfc-cb="" data-complete="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 700; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">sviluppo del linguaggio<!--TgQPHd||[]--></strong> sono strettamente interconnessi, <strong>entrambi si basano sulla stessa capacità mentale</strong>: usare un elemento (un gesto, un oggetto, una parola) per rappresentarne un altro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A <strong>Logopedia Eulalia</strong> si apprende che il gioco simbolico è il principale prerequisito cognitivo del linguaggio verbale.</p>
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		<item>
		<title>Il contatto, per sentirsi vicini</title>
		<link>https://www.logopedista-padova.it/il-contatto-per-sentirsi-vicini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ElenaFerino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 11:31:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli esseri umani dipendono dal contatto per tutta a loro vita. Fin da quando nasciamo esso condiziona la formazione del sistema immunitario, quella delle nostre connessioni nervose e del nostro senso di protezione. Nel corso degli anni i bambini e&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gli esseri umani dipendono dal contatto per tutta a loro vita</em>. Fin da quando nasciamo esso condiziona la formazione del <strong>sistema immunitario</strong>, quella delle nostre <strong>connessioni nervose</strong> e del nostro <strong>senso di protezione</strong>. Nel corso degli anni i bambini e i ragazzi <strong>si sentono consolati quando vengono abbracciati</strong>. Anche gli adulti conoscono gli <strong>effetti benefici di una mano che li accarezza o li tocca</strong>.</p>
<p>La gradevole prossimità di qualcun altro <strong>placa la tachicardia e riduce l&#8217;ipertensione</strong>. <em>La ricerca del contatto è un passo verso la serenità</em>.</p>
<p>Toccarsi è spesso il termine medio che avvicina le persone. Toccare per caso il braccio di una persona <strong>risveglia immediatamente la fiducia</strong>, e quanto più il contatto si estende tanto più stretta può diventare la relazione tra chi si tocca. Al contrario, <strong>un contatto evitato provoca un distanziamento reciproco</strong>, che chiarisce quanto questa esperienza sia radicata nelle profondità dell&#8217;esistenza individuale. <em>Se vengo toccato riesco a vivere e sentire ciò che sto vivendo</em>. <em>Quando il contatto cessa, la vita mi sfugge e non la sento più</em>. <strong>Il contatto è attenzione</strong>. Quando manca, l&#8217;anima e il corpo si inaridiscono e sfioriscono. <em>Quanto meno un essere umano fa esperienza del contatto, tanto più si fa estraneo a se stesso, agli altri e al mondo intero</em>. Si sente escluso senza sapere perché. Chi non viene più toccato da niente e da nessuno muore in solitudine prima che giunga la sua morte effettiva.</p>
<p><strong>Quando invecchiamo è il contatto ad aiutarci</strong>. Ma soprattutto in questa fase della vita, <em>quando il nostro bisogno aumenta, la disponibilità degli altri svanisce</em>. La pelle non è più invitante come nei bambini. In età avanzata molti sembrano suscitare l&#8217;impressione di rifiutarlo, ma è solo perché nessuno glielo ha offerto. In verità è la nostra cultura, che legittima soltanto una carnagione profumata e immacolata, a rendere <strong>&#8220;intoccabili&#8221; gli anziani</strong>, come se il contatto con loro ci lasciasse infettati dalla morte. Ma <em>il tatto resta la base della comunicazione, soprattutto quando altri sensi come la vista e l&#8217;udito si indeboliscono, proprio come all&#8217;inizio della nostra esistenza</em>. Chi si trova in punto di morte non ha altra necessità che quella di una mano che tiene la sua o gli deterge il sudore della fronte.</p>
<p>Per chiarire il significato del contatto quando si è anziani, sarebbe importante per lo meno garantirsi una <strong>&#8220;cura fondamentale&#8221;</strong>, la quale finché è possibile <strong>dipende da se stessi e poi dagli altri</strong>. Ciò riguarda innanzitutto <strong>il contatto fisico</strong>, per esempio quello delle mani, quando si protrae un po&#8217; più del solito, o l&#8217;abbraccio occasionale e non equivoco, il massaggio regolare o le terapie fisiche, il rapporto con gli animali domestici o anche il contatto con l&#8217;acqua quando ci si fa il bagno o si nuota, così come toccare materiali e oggetti di vario tipo.</p>
<p><em>La serenità del contatto non deriva solo dalla possibilità di toccare qualcosa, ma interessa ogni forma di sensazione che possiamo considerare gradevole</em>. Guardare un bel viso, un&#8217;immagine o un paesaggio, ascoltare musica o farla, cantare da soli o in un coro, percepire un odore, gustare una pietanza o anche muoversi, sia che si tratti di una passeggiata o della pratica di uno sport, cogliere le cose con quel sentimento che deriva dallo stomaco e ci permette di esperirle in maniera più intensa. La sensibilità produce molto <em>senso</em>, e <strong>ogni esperienza fisica o sensibile presenta i suoi effetti anche sul piano psichico e spirituale</strong>.</p>
<p><strong>Non è mai facile prendere l&#8217;iniziativa e avviare un contatto</strong>. Richiede, infatti, un <strong>uscire da se stessi senza poter capire in anticipo come l&#8217;altro reagirà</strong>. Il pedant del contatto attivo è il passivo essere toccati, che dipende dalla disponibilità a lasciare che il contatto stesso si verifichi. La compenetrazione reciproca di chi si tocca costituisce una magia particolare, per esempio negli abbracci, quando una pelle si adatta ad un&#8217;altra pelle ed entrambe si fondono almeno per un momento. Il contatto con l&#8217;altro si trasforma, così, in un essere toccato da sé, tale che, nel momento in cui lo tocco, ne vengo a mia volta toccato.</p>
<p>Un toccare ed essere toccati, libero e occasionale è quello reso possibile dalla <strong>danza</strong>. proprio per questo motivo, creare occasioni per ballare è uno dei compiti principali del lavoro da effettuare su chi è avanti con l&#8217;età. Senza dubbio non esiste soltanto una <strong>carenza di contatto</strong>, ma anche un <strong>contatto eccessivo</strong> che può perfino diventare una &#8220;tortura&#8221;, soprattutto quando trasforma l&#8217;attenzione in pressione. <em>Trovare la giusta misura è un gesto costante di equilibrio</em> che richiede un fiuto particolare.</p>
<p>Un significato analogo a quello del contatto fisico è assunto dal <strong>contatto psichico</strong>, dove sono in gioco i sentimenti che possono nascere già attraverso una simpatia e un&#8217;amabilità particolari. Il contatto psichico è sempre possibile quando non domina l&#8217;indifferenza. La serenità come libertà relativa dall&#8217;inquietudine non ha nulla a che fare con l&#8217;indifferenza o con l&#8217;assenza di sentimenti. Questi ultimi sono il nocciolo della vita, e se non ci fossero tutto risulterebbe insipido. I sentimenti sono la lingua dell&#8217;anima, che si esprime non soltanto in parole, ma anche attraverso gli sguardi, la mimica, la gestualità e gli atteggiamenti. Queste forme di espressione verbale e non verbale plasmano nel corso di tutta una vita l&#8217;atmosfera che regna tra le persone e permettono di definire la loro distanza e la loro prossimità.</p>
<p>I sentimenti che ne risultano non sono sempre quelli buoni, perché anche per loro vale la legge della polarità. per gli anziani i sentimenti negativi possono rappresentare un disastro, proprio come per chi è molto giovane e non riesce a superare l&#8217;agitazione che provocano o non è in grado di capirli. L&#8217;incapacità di sentire sfocia, poi, nella demenza o in altre degenerazioni esistenziali ben prima dell&#8217;ultimo respiro. Chi sta vicino a queste persone deve esserne consapevole.</p>
<p>La serenità riceve, inoltre, un grande contributo anche dal <strong>contatto spirituale</strong>. In ogni conversazione una persona viene toccata dai pensieri degli altri e può a sua volta toccarli con i suoi. Il contatto spirituale non avviene soltanto attraverso le parole, ma anche nel silenzio. Proprio nel silenzio è possibile che avvengano uno scambio e un contatto tra i pensieri, così come tra sogni, presentimenti e rappresentazioni fantastiche, visto che non è detto che si debba essere toccati soltanto da cose concrete e reali.</p>
<p>Una forma di contatto spirituale che avviene in silenzio è la <strong>lettura</strong>. Per molto tempo questa pratica è stata legata al contatto derivante dal tenere in mano un libro e dallo sfogliare le pagine, ma anche nel caso dei nuovi media sono possibili esperienze sensibili di vario tipo, come per esempio quella della scrittura sulla tastiera, o quella procurata dall&#8217;uso delle dita per segnare alcuni punti del testo, pulire lo schermo o sottolineare qualcosa. A questo bisogna aggiungere che la possibilità di ingrandire a proprio piacimento il carattere di un ebook trasforma un eterno problema in un sommo piacere.</p>
<p>Ma che cosa succede quando la vita dello spirito si indebolisce sempre di più e, nel corso del tempo, si dissolve completamente? L&#8217;unica cosa che si può accettare è che lo spirituale continui a vivere in un&#8217;altra maniera. C&#8217;è qualcuno che quando comincia a invecchiare, coglie lo spirito come un fluido dalla forza imprevedibile, indipendentemente dal tempo e dallo spazio e con una realtà tutta sua. <strong>Se non fosse così sarebbe impossibile che i pensieri di chi è morto riescano a sopravvivere. Seneca è morto?</strong> <em>Le possibilità di un&#8217;apertura spirituale non sembrano essere subordinate alla nostra finitezza e questo rappresenta un motivo sufficiente per trovare una grande serenità.</em> <strong>Già nel corso della vita, le relazioni amorose, o quelle tra amici, offrono le migliori possibilità in questo senso. Esse, infatti, rendono possibile simultaneamente un contatto spirituale, psichico e fisico. Prendersi a cuore relazioni del genere e affermarle di continuo costituisce un altro passo per raggiungere la serenità.</strong></p>
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<p><em>Capito 6 tratto da &#8220;Serenità, l&#8217;arte di saper invecchiare&#8221; di Wilhelm Schmid</em></p>
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		<title>Le parole &#8211; Parte 2</title>
		<link>https://www.logopedista-padova.it/le-parole-parte-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ElenaFerino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 06:18:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da letteratura scientifica l’età in cui si inizia a parlare coincide all’incirca con il compimento del primo anno di vita, tuttavia durante la primissima infanzia vi è una grande variabilità nell’acquisizione delle tappe evolutive: ogni bambino segue la sua traiettoria&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da letteratura scientifica l’età in cui si inizia a parlare coincide all’incirca con il <strong>compimento del primo anno di vita</strong>, tuttavia durante la primissima infanzia vi è una <strong>grande variabilità nell’acquisizione delle tappe evolutive</strong>: ogni bambino segue la sua traiettoria di crescita e <strong>la norma oscilla in genere tra i 10-18 mesi</strong>.</p>
<p>Nella maggior parte dei casi quando la prima parola è “mamma”, la seconda è “papà” e viceversa.</p>
<p>Spesso tra le prime parole dei bambini ci sono i nomi dei <strong>componenti della famiglia</strong>, i nomi di <strong>cibi</strong> o <strong>giocattoli</strong> oppure le <strong>onomatopee</strong>.</p>
<p><strong>Ma perché i bambini iniziano proprio da queste parole?</strong></p>
<p>1. Sono composte dai <strong>suoni più visibili sulla bocca</strong> (i bambini osservano come parliamo e riescono a imitare con maggior facilità i suoni come /m/, /p/, /t/, /n/)<br />
2. Vengono articolati con <strong>parti della bocca già allenate durante la suzione</strong><br />
3. Fanno parte delle <strong>“parole sociali”</strong>, utili a chiedere qualcosa oppure a richiamare l’attenzione</p>
<p>Ecco <strong>alcuni spunti</strong> su cosa fare per aiutare i bambini a parlare:</p>
<p>• <strong>Ampliare il suo -e il nostro- universo</strong>. Il linguaggio viene appreso per esperienza, quindi più esperienze si vivono, maggiori sono le opportunità di imparare qualcosa di nuovo. A tale scopo risulta preziosissima la <strong>lettura</strong>, ma possono essere molto stimolanti anche <strong>situazioni apparentemente “semplici”</strong>, come una passeggiata al mercato o frequentare il parco giochi.<br />
• <strong>Parlare faccia a faccia</strong>, <strong>lentamente</strong>, usando la <strong>mimica</strong> e la <strong>gestualità</strong>, giocando con <strong>la voce</strong>. Queste accortezze permettono di <strong>articolare i suoni con maggior precisione</strong> ed <strong>esagerare un po’ i movimenti della bocca</strong>, incuriosendo più piccolini.</p>
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		<title>Le parole &#8211; Parte 1</title>
		<link>https://www.logopedista-padova.it/le-parole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ElenaFerino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 09:20:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La parola è l&#8217;etichetta verbale che utilizziamo per riferirci ad un oggetto, un evento, una sensazione, e così via. Deve possedere due caratteristiche: l&#8217;intenzionalità e il significato. Intenzionalità: la parola deve essere usata per uno scopo preciso. Il più delle&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La parola è l&#8217;etichetta verbale</strong> che utilizziamo per riferirci ad un oggetto, un evento, una sensazione, e così via.</p>
<p>Deve possedere due caratteristiche: l&#8217;intenzionalità e il significato.</p>
<p><strong>Intenzionalità</strong>: la parola deve essere usata per <strong>uno scopo preciso</strong>. Il più delle volte le prime parole sono utilizzate dal bambino per <strong>fare una richiesta</strong> (dirà LATTE per avere da bere) oppure per <strong>dichiarare qualcosa</strong> (dirà LATTE per dire che ha visto arrivare il padre).</p>
<p><strong>Significato</strong>: la parola nasce per veicolare un significato preciso. Ecco perché vanno considerate come <strong>vere e proprie parole</strong> anche le <strong>onomatopee</strong> (ovvero suoni che fanno gli animali, BRUM, TUTU) e le parole <strong>incomplete</strong> (INO per TRENINO) o <strong>storpiate</strong> (ad esempio ETTO per QUESTO).</p>
<p>Quando un bambino dice le prime parole? Un po&#8217; scontato dirlo, ma <strong>il bambino parla quando è pronto</strong> e ha sviluppato i seguenti particolari requisiti:</p>
<p><strong>Comprensione verbale</strong>: deve riuscire a decodificare i messaggi che gli vengono rivolti.</p>
<p><strong>Responsività</strong>: è interessato al mondo ed in particolare alle persone. Uno sguardo partecipe e presente ne è un indice.</p>
<p><strong>Imitazione</strong>: riesce a ripetere -a modo suo- gesti, smorfie, suoni; ad esempio risponde alle parole dei nonni con dei versetti.</p>
<p><strong>Attenzione condivisa</strong>: si concentra su un evento o su un oggetto insieme ad un&#8217;altra persone, come quando si legge insieme un libro.</p>
<p><strong>Capacità di astrazione</strong>: facoltà mentale di isolare concetti o caratteristiche comuni da esperienze o elementi concreti, trascurando i dettagli superflui.</p>
<p>Una strategia comunicativa da attuare per favorire l&#8217;emergere delle prime parole è <strong>commentare</strong>, quindi <strong>descrivere ciò che cattura l&#8217;attenzione del bambino</strong> utilizzando <strong>parole semplici collegate ai cinque sensi</strong>, soprattutto in <strong>azioni routinarie </strong>ed in<strong> specifiche attività di gioco</strong>. Il bambino deve sentirsi <strong>il più possibile coinvolto </strong>ed è importante lasciargli<strong> il tempo per rispondere</strong>, anche se solo con un versetto. Può essere utile tenere a mente <strong>la regola dei 5 secondi</strong>, ovvero fare una pausa di 5 secondi tra una frase e l&#8217;altra. Al bambino verrà più facilmente voglia di ripetere e intervenire.</p>
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		<title>Una parola dopo l&#8217;altra: le frasi</title>
		<link>https://www.logopedista-padova.it/una-parola-dopo-laltra-le-frasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ElenaFerino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 14:57:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poco prima dei 24 mesi il bambino comincia a mettere insieme due o più parole formando così i primi enunciati, ossia le prime frasi. La capacità di combinare simboli appare strettamente collegata allo sviluppo del vocabolario verbale; in ambito scientifico&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Poco prima dei 24 mesi</strong> il bambino comincia a <strong>mettere insieme due o più parole</strong> formando così i primi enunciati, ossia le prime frasi.</p>
<p>La capacità di <strong>combinare simboli</strong> appare strettamente collegata allo <strong>sviluppo del vocabolario verbale</strong>; in ambito scientifico si parla di &#8220;soglia minima&#8221;, cioè di <strong>un numero minimo di parole</strong> senza aver raggiunto il quale il bambino non sarebbe in grado di combinare. Il numero minimo di parole per formare le frasi non è determinato con certezza, dato che <strong>esiste un&#8217;alta variabilità individuale</strong>.</p>
<p><strong>Come accadeva già a livello delle singole parole, anche le prime frasi hanno in realtà un significato molto più ampio</strong>.</p>
<p>In generale, il bambino tende ad esprimere <strong>solo gli elementi maggiormente informativi</strong> del messaggio: inizialmente il bambino proferisce poche parole appoggiandosi al <strong>contesto</strong> (l&#8217;ambiente circostante e la situazione) e sta all&#8217;adulto, nonostante l&#8217;omissione di un certo numero di elementi, di <strong>interpretare in modo completo l&#8217;enunciato</strong>.</p>
<p>Per <em>enunciato</em> si intende qualunque <strong>sequenza di parole</strong> che, indipendentemente dal fatto che possieda o no una struttura grammaticale, è <strong>preceduta e/o seguita da silenzio</strong> o da un <strong>cambio di turno</strong> nella conversazione.</p>
<p>La misura della lunghezza media dell&#8217;enunciato (<strong>LME</strong>) è particolarmente appropriata per esaminare lo sviluppo linguistico nei primi tre anni di vita.</p>
<p>Verso i due anni di vita, da letteratura <strong>dai 19 mesi ai 26 mesi</strong>, la LME è pari a 1,2-1,6, dunque gli enunciati sono costituiti prevalentemente da <strong>&#8220;parole singole in successione&#8221;</strong>. In questa fase, gli enunciati sono anche <strong>privi di verbo</strong> (pappa più, etta palla).</p>
<p>Per lo più si notano <strong>frasi imperative e richiestive</strong> (mamma dà, papà vieni, nonno guada, &#8230;).</p>
<p>A Logopedia Eulalia la stimolazione del linguaggio da parte dell&#8217;adulto va fatta un&#8217;importante osservazione: è fondamentale che il genitore, per offrire un modello verbale che il bambino possa <strong>imitare,</strong> deve esprimersi con <strong>frasi brevi e semplici</strong>, <strong>legate contestualmente</strong> all&#8217;azione che si sta compiendo o a quanto si sta osservando.</p>
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		<title>La lallazione</title>
		<link>https://www.logopedista-padova.it/la-lallazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ElenaFerino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 09:50:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dai primi giorni di vita il neonato usa gli organi fonoarticolatori senza emettere veri e propri suoni, comunicando i suoi bisogni primari essenzialmente attraverso il pianto. A tre mesi circa i suoni vengono prodotti con maggior varietà e diventano più&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dai primi giorni di vita il neonato usa gli organi fonoarticolatori senza emettere veri e propri suoni, comunicando i suoi bisogni primari essenzialmente attraverso <strong>il pianto</strong>.</p>
<p>A tre mesi circa i suoni vengono prodotti con maggior varietà e diventano più simili a quelli linguistici. In questo periodo il bambino <strong>impara ad ascoltare</strong>: quando una persona gli parla, <strong>volta gli occhi o la testa</strong> e la guarda; la voce altrui rappresenta <strong>uno stimolo per le sue vocalizzazioni</strong> e si creano così dei “giochi” condivisi tra adulto e bambino, basati sui suoni.</p>
<p>Da questo momento il bambino inizia a controllare l’attività fonoarticolatoria <strong>ascoltando i suoni che egli stesso produce</strong> attraverso il <strong>feedback acustico</strong>. Questo meccanismo ha in primo luogo un importante <strong>valore motivazionale</strong>, per cui i bambini sembrano emettere i suoni per il <strong>piacere stesso di poterli riascoltare</strong>. Inoltre, è fondamentale per <strong>imitare i modelli intonazionali degli adulti</strong> e i particolari suoni della lingua parlata intorno a loro.</p>
<p><strong>La lallazione (o babbling)</strong> è la produzione spontanea di suoni e sillabe nei lattanti a partire dai 4-6 mesi di età, caratterizzata dalla <strong>ripetizione cantilenante di consonanti e vocali</strong> (es. &#8220;ma-ma-ma&#8221;, &#8220;ba-ba-ba&#8221;). In latino lallatio significa proprio <strong>“canterellare”</strong>.</p>
<p>Quando la lallazione inizia si definisce “canonica“: il bimbo o la bimba <strong>ripete cantilenando sillabe con consonante e vocale</strong>.</p>
<p>Solitamente il bambino ripete in serie la stessa sillaba semplice, ad esempio unendo <strong>una consonante bilabiale</strong> (/m/, /p/, /b/) alla <strong>vocale /a/</strong> (vocale detta “centrale” perché si pronuncia con la bocca in una posizione neutra e pertanto risulta la più facile da riprodurre).</p>
<p>In questa fase <strong>l&#8217;intonazione viene modulata per fare richieste o comandi</strong>, imitando la struttura di una vera conversazione.</p>
<p>Questa attività <strong>non ha ancora un vero e proprio significato referenziale</strong> (dire &#8220;ma-ma&#8221; non significa necessariamente chiamare la mamma), ma permette al bambino di <strong>coordinare lingua, labbra, mandibola e corde vocali</strong> in una sorta di allenamento motorio.</p>
<p>A differenza dei vagiti e dei vocalizzi dei primi mesi di vita, la sua struttura somiglia molto alle tanto desiderate paroline, tuttavia <strong>queste sillabe non veicolano un messaggio preciso</strong>. Ascoltiamo il bambino fare «mamama» mentre gioca con il suo pupazzetto, mentre guarda il cane scodinzolare, e in altre situazioni in cui la mamma non è coinvolta; è molto divertito dalla <strong>sensazione che questa nuova abilità suscita in lui</strong> e dalle <strong>reazioni di chi lo circonda</strong>, ma in realtà non sta ancora chiamando la sua mamma.</p>
<p>Gli studi dimostrano che i bambini <strong>lallano diversamente a seconda della lingua madre</strong>: verso i 6-7 mesi la notevole diminuzione nel numero e nella varietà dei suoni prodotti dal bambini indica che le sue vocalizzazioni cominciano a <strong>rispettare le restrizioni fonologiche della particolare lingua a cui è esposto</strong>.</p>
<p>A partire dai 9-10 mesi, le combinazioni sillabiche diventano più elaborate: si parla di <strong>lallazione variata</strong>. La varietà e la frequenza dei suoni prodotti durante la lallazione sono <strong>indicatori predittivi del futuro sviluppo del linguaggio</strong>.</p>
<p>Per <strong>incoraggiare il bambino a esplorare l&#8217;articolazione fonoarticolatoria</strong>, è utile:</p>
<p><strong>Parlargli faccia a faccia</strong> scandendo bene le parole.</p>
<p>Essere attenti quando produce un suono e <strong>rispondere</strong>, lasciandogli <strong>il suo spazio per replicare</strong>.</p>
<p>Utilizzare <strong>canzoncine</strong>, <strong>filastrocche</strong> e il gioco del <strong>cucù</strong></p>
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		<title>Gesti e parole</title>
		<link>https://www.logopedista-padova.it/gesti-e-parole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ElenaFerino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 08:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I bambini imparano a comunicare in tempi straordinariamente rapidi, prima con lo sguardo, le azioni, i gesti e poi, progressivamente, si appropriano di uno strumento ben più complesso e sofisticato che è il linguaggio, o meglio la lingua parlata nell’ambiente&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I bambini imparano a comunicare in tempi straordinariamente rapidi, prima con lo sguardo, le azioni, i gesti e poi, progressivamente, si appropriano di uno <strong>strumento ben più complesso e sofisticato</strong> che è i<strong>l linguaggio</strong>, o meglio la lingua parlata nell’ambiente che li circonda.</p>
<p>Lo sviluppo della comunicazione e del linguaggio è caratterizzato da <strong>una serie di fasi che si succedono in un determinato ordine</strong>. È vero anche che ogni bambino è diverso dagli altri e in questo processo notevoli sono le <strong>variazioni individuali</strong> che riguardano non solo i tempi, ma anche i modi e le strategie di apprendimento.</p>
<p>Nel corso del primo anno di vita, si verificano condizioni di sviluppo indispensabili alla successiva acquisizione linguistica: il bambino esercita i suoi <strong>organi fonoarticolatori</strong>, sviluppa la <strong>capacità di usare i simboli</strong>, impara a <strong>comunicare intenzionalmente</strong>.</p>
<p><strong>Le prime forme di comunicazione</strong> tra le figure di riferimento e il bambino, prima che quest’ultimo sia in grado di utilizzare le parole, si sviluppano durante <strong>momenti di cura ed accudimento</strong> con valore essenzialmente corporeo e concreto.</p>
<p>Nel primo anno di vita il bambino esprime le proprie emozioni e i propri bisogni attraverso comportamenti sia gestuali (sorrisi, smorfie, posture) sia vocali (diversi tipi di pianto, vocalizzazioni, suoni di lallazione).</p>
<p>Verso i 9 mesi di vita il bambino diviene consapevole delle proprie possibilità comunicative e degli effetti che i segnali gestuali e/o vocali da lui prodotti avranno sul suo interlocutore; da questo periodo in poi, il bambino mette in atto i comportamenti comunicativi in modo sempre più regolare e stabile fino a farli diventare <strong>segnali ritualizzati e convenzionali</strong> in una vera e propria <strong>comunicazione intenzionale</strong>.</p>
<p>Alla fine del primo anno di vita le intenzioni comunicative a livello gestuale e vocale che il bambino realizza sono la <strong>richiesta ritualizzata</strong> e la <strong>denominazione</strong>.</p>
<p>La denominazione è espressa attraverso <strong>gesti comunicativi intenzionali deittici quali il mostrare, il dare o l’indicare</strong> e, in tutti e tre i casi, può pronunciare <strong>vocalizzi o, più tardi, parole</strong>; per i gesti deittici il referente è dato interamente dal <strong>contesto</strong> in cui la comunicazione ha luogo.</p>
<p>A partire dai 12 mesi circa compaiono i <strong>gesti comunicativi intenzionali referenziali</strong> che nascono come imitazione di azioni in situazioni routinarie di gioco e abitudini (<em>ciao, bravo, non c’è più, cuccù, buono, mangiare, bere, aprire, telefonare, ballare, …</em>). I gesti di questo tipo sono <strong>originariamente</strong> prodotti in <strong>situazioni di routine</strong> con l’adulto e sono strettamente legati all’interazione con le persone che lo circondano; <strong>progressivamente si decontestualizzano</strong> fino ad arrivare ad essere usati anche in assenza dei contesti originari.</p>
<p>Come per i gesti <strong>anche per le parole è stato individuato un graduale processo di decontestualizzazione</strong>: da un uso legato a situazioni specifiche, ristrette e altamente ritualizzate (uso non referenziale) il bambino arriva a un uso simbolico e referenziale delle prime parole, ad esempio il bambino usa gesti o parole per anticipare o ricordare determinati schemi di azione (<em>ciao</em> utilizzato un attimo prima di giocare con il telefono o dopo che il papà è uscito di casa) o per categorizzare nuove persone, oggetti ed eventi (<em>papà</em> per nominare il padre anche in sua assenza o talvolta in riferimento ad altre figure maschili che vede per la prima volta).</p>
<p>Il processo di progressiva decontestualizzazione avviene <strong>anche per la comprensione</strong>, per cui si passa da una comprensione altamente ritualizzata, ovvero legata a un preciso contesto situazionale (“Fai ciao”, “Batti le manine”, “Come fa il cane?”) a un tipo di comprensione più decontestualizzata (“Porta il cubo alla nonna”, “Metti la palla dietro la porta”).</p>
<p>Tra la fine del primo anno e la fine del terzo anno di vita generalmente si manifestano acquisizioni quali la comprensione delle prime semplici frasi, la produzione di azioni e gesti di diverso tipo, lo sviluppo del repertorio lessicale ricettivo ed espressivo, l’emergere della grammatica e delle prime combinazioni di gesti e parole in frasi.</p>
<p>A Logopedia Eulalia i genitori apprendono quanto fondamentale risulti <strong>il ruolo dell’input nel processo di sviluppo linguistico</strong>.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.logopedista-padova.it/gesti-e-parole/">Gesti e parole</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.logopedista-padova.it">Logopedia Eulalia - Studio della Logopedista Elena Ferino di Padova</a>.</p>
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		<item>
		<title>Leggiamo insieme un libretto</title>
		<link>https://www.logopedista-padova.it/leggiamo-insieme-un-libretto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ElenaFerino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 09:21:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi a Logopedia Eulalia si legge! Alcuni bambini sono subito incuriositi dal libro e dimostrano interesse per un tempo più o meno prolungato. L&#8217;obiettivo è che il bambino impari gradualmente a prestare più tempo ed attenzione alla lettura. Un bambino&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.logopedista-padova.it/leggiamo-insieme-un-libretto/">Leggiamo insieme un libretto</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.logopedista-padova.it">Logopedia Eulalia - Studio della Logopedista Elena Ferino di Padova</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Oggi a Logopedia Eulalia si legge!</strong></p>
<p>Alcuni bambini sono subito incuriositi dal libro e dimostrano interesse per un tempo più o meno prolungato. L&#8217;obiettivo è che il bambino impari gradualmente a prestare più tempo ed attenzione alla lettura.</p>
<p>Un bambino di 2 anni può <strong>manipolare il libretto</strong> e <strong>girarne le pagine</strong>, altri bambini <strong>esplorano le immagini</strong>, <strong>indicano le figure</strong> e <strong>commentano verbalmente</strong>.</p>
<p><strong>L’eloquio non sempre risulta intelligibile</strong> ed è necessaria la mediazione dell&#8217;adulto per mantenere l’attenzione sul compito e portare a termine il libretto.</p>
<p>Adulto e bambino sono <strong>seduti fianco a fianco</strong>, il genitore si può girare verso il figlio e osservare che cosa sta guardando e che cosa sta facendo.</p>
<p><strong>Guardate il bambino negli occhi mentre nominate le figure</strong>: è importante il bambino osservi <strong>le espressioni del vostro volto</strong> e le vostre labbra mentre parlate.</p>
<p>Leggendo un nuovo libretto o uno che avete già letto in precedenza, focalizzatevi a <strong>guardare insieme le figure</strong>. <strong>Usate parole semplici</strong> per descrivere gli oggetti e le azioni presenti nelle immagini, <strong>imitate i personaggi</strong> e ciò che stanno facendo in modo da rendere vivo il libro!</p>
<p>Se nel libro sono presentate <strong>situazioni che vostro figlio ha già vissuto</strong>, fate un collegamento tra le esperienze.</p>
<p>Solo dopo aver guardato con calma le figure del libretto, potete iniziare a leggere la storia (va bene commentare anche solo qualche pagina, non è necessario leggere tutte le parole del libro).</p>
<p>Per rendere la lettura accattivante, <strong>variate il tono della voce</strong> e dimostrate sorpresa, eccitazione, paura, orrore e felicità; <strong>usate i gesti per rappresentare oggetti ed azioni compiute dai personaggi</strong>. Esempi di gesti possono essere l&#8217;indicazione, il muovere le dita in modo alternato per indicare che il protagonista sta camminando, stendere le braccia per indicare un aereoplano o fare finta di bere da una tazza.</p>
<p><strong>Fate pause</strong> e <strong>seguite gli interessi del vostro bambino</strong>: è importante che il vostro bambino si senta coinvolto durante la lettura dialogica. Il bambino impara di più quando l&#8217;adulto segue i suoi interessi e fornisce informazioni aggiuntive su temi a lui cari.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.logopedista-padova.it/leggiamo-insieme-un-libretto/">Leggiamo insieme un libretto</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.logopedista-padova.it">Logopedia Eulalia - Studio della Logopedista Elena Ferino di Padova</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Stile comunicativo genitoriale</title>
		<link>https://www.logopedista-padova.it/stile-comunicativo-genitoriale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ElenaFerino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 08:19:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se il nostro bambino parla in ritardo, il comportamento comunicativo genitoriale si modifica. Risulta fondamentale reimpostare i propri atti linguistici nella zona prossimale di sviluppo, esprimendosi tra il livello di sviluppo attuale del figlio e il livello di sviluppo potenziale.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se il nostro bambino parla in ritardo, <strong>il comportamento comunicativo genitoriale si modifica</strong>.</p>
<p>Risulta fondamentale <strong>reimpostare i propri atti linguistici nella zona prossimale di sviluppo</strong>, esprimendosi tra il livello di sviluppo attuale del figlio e il livello di sviluppo potenziale.</p>
<p>Il genitore <strong>impara a padroneggiare elementi verbali (parole e frasi) e non verbali (gesti, posture, espressioni facciali)</strong> che favoriscono il processo di <strong>costruzione di significati condivisi</strong>, di contro il bambino apprende a <strong>padroneggiare sequenze di azioni e/o attenzione condivisa</strong> in interazioni quali <strong>scambiare oggetti</strong>, <strong>leggere insieme un libro</strong>, <strong>indicare e nominare oggetti</strong>.</p>
<p>Nel corso dello scambio comunicativo il genitore offre una <strong>funzione di supporto</strong> compensando il dislivello <strong>tra le abilità richieste</strong> (ruoli, turni, uso di segnali convenzionali, &#8230;) <strong>e ciò che il bambino è in grado di fare da solo</strong>, permettendo in tal modo di <strong>realizzare completamente la sequenza</strong> e al tempo stesso di <strong>far progredire le capacità del bambino</strong>.</p>
<p>Ne risulta che da una parte il genitore <strong>si pone come modello</strong> e <strong>sostiene le azioni del bambino</strong>, dall&#8217;altra il figlio <strong>imita comprendendo e non in modo meccanico</strong>.</p>
<p>Gli interventi genitoriali con funzione tutoriale sono <strong>sincronizzati e ben adattati al focus di attenzione e/o azione del bambino</strong> e sono prodotti con lo scopo di <strong>offrire un supporto funzionale all&#8217;attività in corso</strong>.</p>
<p>Tra gli <strong>atti linguistici che rientrano nella funzione tutoriale</strong> troviamo:</p>
<p>-Ripetizioni</p>
<p>-Espansioni</p>
<p>-Riformulazioni</p>
<p>-Incoraggiamenti</p>
<p>-Complimenti</p>
<p>All&#8217;interno dei percorsi presso lo <strong>Studio Logopedia Eulalia</strong> si impara questo e ancora molto altro.</p>
<p>&nbsp;</p>
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